Lizzy era preoccupata: qualcuno aveva rubato l’inverno. Il freddo era scomparso. Il calendario segnava 24 dicembre ma i ciliegi erano in fiore. Poteva scorrazzare in costume e mangiare gelati. Non che le dispiacesse, ma sua madre, alla cioccolateria, si lamentava che il cacao si squagliava e la panna si smontava.
«Niente albero quest’anno, niente Natale: fa troppo caldo» le aveva detto. In effetti, a Natale fa freddo, si tirano palle di neve e quando parli escono nuvolette di vapore dalla bocca. E poi, se i camini restavano chiusi, come faceva LUI a scendere e a portare i doni? No no, bisognava fare qualcosa. Bisognava invocare il Grande Gelo.
Quella sera Lizzy andò a letto come se niente fosse. Appena la mamma spense la luce, sgattaiolò fuori e scese alla cioccolateria. Prese l’occorrente e si arrampicò sulla scala. Man mano che sistemava i cubetti, la figura prendeva forma. Alla fine ricoprì tutto con una colata di sciroppo di menta, poi chiuse gli occhi. «Ti prego, fa che si svegli» disse sottovoce.
Una ventata gelida la sfiorò. Riaprì gli occhi e lo vide. Il suo albero di ghiaccio sembrava una piramide e illuminava di argento tutta la stanza. Una miriade di pacchetti erano apparsi dal nulla, pieni di regali per tutti. Il Grande Gelo si era svegliato.
La mattina seguente, la madre la trovò addormentata sul pavimento, in una pozza di gelato sciolto, tra decine di pupazzi e giochi, con un biglietto tra le mani. Lo prese e lo lesse. «Qualcuno può rubare l’inverno, ma nessuno potrà mai rubare il Natale ai bambini».
L'inverno rubato
“Lizzy era preoccupata: qualcuno aveva rubato l’inverno. Il freddo era scomparso. Il calendario segnava 24 dicembre ma i ciliegi erano in fiore. E il Natale?”
STORIA DI:Giamila Yehya
ILLUSTRAZIONI DI:Roberta Ragona

fine
