I nonni e la vendemmia
C'è un posto non lontano da Roma dove il MaritoZen mi portò all'inizio della nostra storia d'amore, per mostrarmi alcuni luoghi della sua infanzia. È un posto che racchiude la sua storia famigliare, fin dai suoi bisnonni. È un paesino di campagna dove i suoi genitori, i nonni di Momo, trascorrono i mesi caldi dell'anno, da Aprile a Ottobre. E dove cercano di mantenere tradizioni e sapori del passato.
C'è una casa, con una soffitta dove sono conservati, come in un piccolo museo casalingo, i giocattoli di un tempo. C'è un giardino, curato e spazioso, dove i bambini possono scorrazzare e inventare avventure. C'è un orto che produce cose buone e sane, dove i bambini si nascondono tra i filari di pomodori e imparano a riconoscere le zucchine mature. Ci sono tanti alberi da frutto cui attingere e rovi di more da prendere d'assalto ogni mattina dopo colazione.


C'è un grande pergolato che in estate si fa fitto per donare ombra e pian piano, sino a Ottobre, si fa gravido di perle scarlatte.

E in una fresca mattinata di un Sabato di Ottobre, come ogni anno, raggiungiamo i nonni per vendemmiare.
NonnaDuracell è l'addetta alla raccolta. Sulla solita scala sgangherata e cigolante – che ogni anno cerchiamo di sottrarle, ma che si ostina a continuare a utilizzare – si arrampica per tagliare i grappoli d'uva. Noialtri li riponiamo nelle cassettine di legno come pupetti stretti in un unico letto.
NonnoCocciaPelata è invece il poeta dell'uva.
Allestisce lo spazio della spremitura nella vecchia rimessa che per i bambini è uno di quei luoghi proibiti e incantati dove andare a curiosare di nascosto, tira fuori il torchio che usava anche suo nonno, e inizia a schiacciarvi l'uva.

Momo ha gli occhi sgranati, vede il succo vermiglio che scivola nei catini, incantato dai movimenti lenti del nonno coi guanti...

...e intanto ascolta le sue storie.
Quelle di quando lui era bambino e aiutava suo nonno a trasportare le cassettine di legno coi grappoli d'uva, quelle delle lunghe estati che finivano proprio a Ottobre, con la vendemmia, prima di tornare in città, alla scuola e alle abitudini domestiche. Quelle di un tempo di cose semplici, di pane profumato nel forno dalla grande bocca ardente...

...storie di fisarmoniche le sere di stelle e grilli nella piazzetta, storie di carri e buoi, di viaggi lunghi sui pendii dei monti intorno, storie di balle di fieno tra cui nascondersi a intrecciare cipolle, storie di prati e fossi come campi di battaglia, storie che non si trovano sui libri, ma bisogna ascoltare da voci indaffarate, altrimenti commosse.
Al papà non resta che proteggersi da questo denso fiume di storie ed emozioni dietro un obbiettivo e fermare qualche colore, ingoiando i profumi, perchè quelli no, non si possono scordare.
E io? Io mi limito ad assistere, a sostenere questo filo che fa parte del bagaglio di mio figlio, convinta dell'importanza che il passato, con i suoi insegnamenti e i suoi valori, possa rivestire per una crescita solida e radicata. E mi piace riprendere ogni tanto gli aneddoti di mio suocero per spiegare il senso di qualcosa che anche a me vien difficile trovare, perché i nonni hanno questo di speciale: sono più vicini all'infanzia che noi genitori, vicini a un'infanzia pura, senza ansie didattiche ed educative, l'infanzia della scoperta, dell'esplorazione, dello stupore.
E a volte è più efficace tenersi un passo indietro, fungere unicamente da zattere tra queste due generazioni così distanti eppure osmoticamente così creative e lasciare che tessano il loro dialogo di crescita senza interferire troppo, anche a costo qualche volta di mordersi la lingua.
Noi cerchiamo di approfittare degli ultimi weekend di sole per fare questi piccoli viaggi alla ricerca di quei sapori, donando a Momo questa ricchezza di tempo e storie.
E voi? Ce l'avete il vostro angolino di storia famigliare?
Photo Credits: caiacoconi.com

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