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Sport e agonismo: come sostenere i bambini?

Scritto da Caia Coconi il in Vita Sana Commenti (3)

"Vediamo chi arriva prima!", "Giochiamo a chi è più forte!", "Vince chi sale più in alto!". Nelle mie esperienze coi bambini – i miei, quelli di parenti e vicini o quelli che ho incontrato per lavoro – credo di aver sentito queste frasi una marea di volte a ripetizione, dando loro l'ilare valore di aggregazione e auto-incoraggiamento che le vocine eccitate ed entusiaste dei bimbi hanno quando giocano e si divertono.

Il gioco, quello fisico e d'azione, sembra avere insita questa caratteristica di gara, con la naturale componente di elezione di un vincitore.

Agonismo

E finché resta il gioco tra bambini in cui vincitori e vinti si azzuffano, ma poi fanno merenda insieme, tutto resta nell'ordine puro delle cose. Il problema secondo me è quando noi "grandi" ci intromettiamo.

Lo sport, soprattutto fra i più piccoli è essenzialmente gioco e divertimento. E dovrebbe rimanere tale, incontaminato dai concetti di vittoria e sconfitta nell'accezione adulta.

Il nodo è proprio questo. Il nostro spontaneo orgoglio parentale ci porta a spingere i nostri figli a fare sempre meglio, ma spesso lo facciamo utilizzando come termine di paragone gli altri. Del resto l'agonismo nello sport è spietato: c'è sempre un podio, un timer, un arbitro che conta i punti.

Agonismo

E invece potremmo sfruttare lo sport per trasmettere valori sani e positivi per la crescita e la maturazione dei nostri figli in tutte le sfere della loro vita. Vincere non è essere più veloce di un altro, ma superare un proprio limite entro il quale ci si sentiva chiusi.

Potremmo spronare i nostri figli a correre, non per arrivare primi, ma per fare un metro in più del giorno prima.

Non è semplice perché questa prospettiva contiene un approccio all'esistenza che talvolta cozza con il mondo così come lo vediamo girare, ma credo valga la pena soffermarsi un po' a riflettere quanto bene possa fare a noi e ai nostri bambini iniziare a pesare le cose e le persone per il valore che hanno e non per i goal che segnano.

Agonismo

Vincere a ogni costo non è sano. Se tutto ha un prezzo, è giusto aiutare i nostri figli a comprendere quale sia il limite oltre il quale un podio non ha più valore. E "perdere", invece, a testa alta può addirittura considerarsi una vittoria.

Forse queste riflessioni nascono anche grazie al mio passato che non rinnego da "perdente".
Io sono un'ex bambina pigra ed un'ex adolescente con problemi di sovrappeso; non ho mai vinto medaglie e a danza raramente mi si vedeva in prima fila. Però ho sempre fatto sport, più per insistenza dei miei genitori e voglia di socialità che per passione. E mi ricordo di un anno, al liceo, in cui ho addirittura partecipato a una campestre in cui arrivai ovviamente tra gli ultimi. All'inizio dell'anno non riuscivo neppure a fare due giri del campo di pallavolo, in primavera pestai la linea bianca del traguardo.

Traguardo

Tornai a casa raggiante (e anche sull'orlo di un collasso) e i miei strabuzzarono gli occhi e mi chiesero increduli:
"Hai vinto?!?!?!"
"Certo che no, ma l'ho fatta tutta! E ho pure saltato l'interrogazione di greco grazie a 'sta corsa! Mi sa che meglio di così non poteva andare!"

 

Photo Credits:
pupismyname
tableatny
Neeta Lind
USAG-Humphreys
blucolt

ARGOMENTI TRATTATI

Educare i figli, Sport per bambini

COMMENTI (3)

Cinniz
Gen. 26, 2012, ore 17:39

Mi ricordo che da piccola facevo ginnastica artistica e la mia istruttrice aveva insistito per farmi entrare nel gruppo dell'agonistica ma mia mamma si è sempre opposta; al momento mi ero arrabbiata moltissimo, ma a distanza di anni la ringrazio per avermi salvata da quelle mille ore di allenamento e sviluppo fisico distorto e avermi regalato un'infanzia e un'adolescenza felici e ricche di momenti sociali con gli amici invece che di sola palestra.
Assecondare i figli va benissimo, ma anche guidarli nella scelta è fondamentale!
Brava Caia!

cello
Mag. 2, 2012, ore 11:28

strano.. perché io alleno un gruppo agonistico che fa 500 ore d'allenamento all'anno e posso assicurarvi che hanno tutte una vita sociale normale. in più sanno gestire vittorie e sconfitte della vita e non hanno un fisico distorto come lo immagini tu, anzi, la fila dei possibili fidanzati alla porta..

Cinniz
Mag. 2, 2012, ore 11:33

Certo, sicuramente ognuno poi gestisce gli impegni a proprio modo, ma io ricordo che alle medie iniziavano già a pesarmi le gare nel weekend perchè volevo uscire con gli amci e l'agonistica mi avrebbe portata sicuramente ad una serie di gare e impegni più corposa rispetto a un allenamento amatoriale.
Ma, giustamente, ognuno sceglie la propria strada :)

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